 Mario Rinvolucri è insegnante, formatore e autore. Ha lavorato 32 anni per
Pilgrims e ha curato a lungo la rivista elettronica Humanising Language Teaching.
Fra i suoi libri: Creative Writing, con
Christine Frank (Helbling), Multiple Intelligences in EFL, con H. Puchta
(Helbling), Unlocking Self-Expression through NLP, con J.
Baker (Delta Books), Vocabulary, con J. Morgan (OUP), Humanising your
Coursebook (Delta), Using the Mother Tongue, con S. Deller (Delta), Ways
of Doing, con P. Davis e B. Garside (CUP), Imagine That, con
H. Puchta and J. Arnold. È anche autore, con I. Fletcher de Tellez, di un cd-rom, Mindgame (Clarity, Hong
Kong 2000). Di uscita imminente è il libro, scritto insieme a Gil Johnson, Culture in our classroom (Delta). Potete
leggere un'intervista a Rinvolucri nel n. 7.
La cultura straniera come specchio della propria
di Mario Rinvolucri
Un giapponese comprende il valore della pulizia nella propria
cultura quando vede che Roma, Londra e Francoforte sono molto più sporche di
Tokyo o Osaka.
Un italiano o un francese vanno a Helsinki e scoprono che i
finlandesi parlano pochissimo. Il parigino o il romano imparano il proverbio
finlandese: "Hai una bocca e due orecchie, usale in questa proporzione". Ed
ecco che il latino, messo a confronto con il finlandese, si rende conto di
appartenere a una cultura della loquacità, in cui si parla più di quanto non si
ascolti.
La nostra cultura è il nostro stato di default. Molti dei
suoi presupposti e dei suoi valori li consideriamo semplicemente "normali",
comportamento razionale. È solo quando ci scontriamo con la realtà di un altro
modo di fare che ci accorgiamo che ciò che noi facciamo e prendiamo per buono è
relativo, non un tratto assoluto dell'essere umano.
Ma come usare la "cultura" nella classe di lingua?
Ecco un esercizio che potete proporre in classi mono e
pluriculturali.
1. Dettate
il brano seguente:
"Gli studenti devono fare il loro dovere di studenti.
Saranno i futuri amministratori, soldati, uomini politici, insegnanti.
Dovrebbero perciò cercare di dimostrarsi studenti ideali. Solo così potranno
svolgere al meglio i ruoli cui saranno un giorno chiamati. Uno studente ideale è
uno studente che sa cos'è la disciplina. Conosce il valore dell'autocontrollo e
non si dedica ad attività sciocche e inutili. Usa la propria testa e non segue ciecamente
gli altri. È obbediente e rispettoso, verso i genitori e gli insegnanti. Sa che
non si devono sprecare i primi mesi dell'anno per poi cercare di rimediare
studiando forsennatamente negli ultimi. Uno studente ideale studia con
continuità e regolarità" (da Abdollah Baradaran, Mehdi Khadenzadeh, General English Through Reading, Iran).
2. Chiedete
agli studenti di sottolineare le frasi che condividono e di barrare quelle che
non condividono.
3. In
gruppi di quattro gli studenti scambiano le proprie impressioni sul testo
iraniano.
4. Se
avete una classe pluriculturale, formate gruppi culturalmente omogenei in modo
da far emergere il profilo dello studente ideale in quella specifica cultura. Spiegate
che devono esprimere, in 7-10 frasi, i punti di vista tipici della propria cultura,
non le loro opinioni personali. In una classe monoculturale chiedete
ai gruppi di tracciare il profilo dello studente ideale, sempre in 7-10 frasi, privilegiando
i tratti più generalmente condivisi.
5. Ogni
gruppo legge il profilo che ha scritto.
Nella mia esperienza gli studenti prima reagiscono alle nette
prese di posizione del testo iraniano e solo dopo esprimono le loro opinioni
sulla questione. È questo che intendo quando parlo di usare una cultura straniera
come specchio della propria. Sfidando i nostri valori, la cultura straniera ci
obbliga a rendere esplicite le nostre convinzioni implicite.
Gli esercizi fisici sono a volte utilissimi per arrivare a
intendere in modo chiaro i concetti culturali. Prendiamo un concetto chiave
della cultura italiana, il "menefreghismo", e proviamo a farlo comprendere più
a fondo grazie alla dimensione corporea.
1. Formate
gruppi di 4-5 studenti.
2. Dite
che avranno 10 minuti per realizzare "statue" del menefreghismo usando il loro
corpo. Tutti gli studenti di ogni gruppo vanno a comporre la statua, assumendo
posizioni che devono essere in grado di mantenere per 20 secondi. I "quadri
viventi" così creati serviranno a illustrare i vari aspetti del menefreghismo. Girate fra i gruppi e se è il
caso date una mano.
3. Chiedete
a un primo gruppo di andare al centro e mettersi in posizione. Gli altri
osservano, possono fare commenti e chiedere agli "studenti-statua" di spiegare cosa
intendevano rappresentare.
4. Gli
altri gruppi presentano le loro statue.
5. Segue
una sessione plenaria sul senso del menefreghismo nel contesto più ampio della cultura
italiana.
Se proponete questa attività, per esempio, a studenti di
italiano giapponesi, sperimenteranno fisicamente una realtà culturale lontanissima
dai loro ideali di dovere, di dedizione, di forza e coraggio (gambatte). Usando la drammatizzazione
per entrare nel vivo di un'altra cultura gli studenti imparano molto della
propria.
Una cosa che mi sorprende nell'insegnamento linguistico è come
molti manuali ignorino i concetti antropologici propri della cultura studiata, anche
quando sono di grande interesse umano e, come spesso accade, assai più avvincenti
degli aspetti grammaticali e lessicali della lingua bersaglio.
A volte penso che gli insegnanti di lingue si fanno sfuggire
una grande opportunità se non insegnano la cultura.
(Traduzione di Leonardo
Gandi)
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